L’VIII secolo vide il tramonto delle monarchie e la progressiva sostituzione di queste con le aristocrazie, costituite da proprietari terrieri e allevatori. I privilegi di questo nuovo ordine sociale si basavano prima di tutto sulla nascita, la cui genealogia traeva origine dall’età degli eroi, dei quali gli aristocratici si sentivano i legittimi eredi. Tale discendenza, inoltre, garantiva agli aristocratici la virtù (areté), qualità assente negli uomini di origine più umile; oltre alla virtù vi era la bellezza (che era incarnata dall’ideale aristocratico espresso nella formula kalòs kai agathôs, “bello e buono”, riferito proprio a come doveva essere l’uomo aristocratico) e la ricchezza. Gli aristocratici erano ricchi perché possedevano terre, lavorate da personale dipendente, libero (i cosiddetti “teti”) o schiavo, e potevano contare su beni come case, bestiame e servi. Tale ricchezza poteva essere incrementata attraverso la guerra e la pirateria, attività, quest’ultima, considerata normale e onorevole in epoca arcaica. L’aristocrazia praticava anche il commercio, molti possedevano navi proprie, o si affidavano alla mediazione di mercanti di professione.

Punto nevralgico della vita degli aristocratici era l’oikos, parola che in greco significa “casa”, ma in realtà ha un senso più ampio che include un insieme di persone e di beni, oltre al capofamiglia, la moglie, i figli legittimi e talora anche quelli illegittimi, i servi, l’abitazione, il tesoro familiare (in bronzo, metalli preziosi, beni di prestigio), le terre e il bestiame. L’oikos poi è anche una comunità con valore giuridico e religioso: i suoi membri, donne e minori compresi, godono di diritti che riguardano le relazioni di parentela e il diritto ereditario; l’appartenenza all’oikos comporta una serie di obblighi cultuali e relativi alla memoria dei defunti.

Le attività principali in cui si intrattiene l’aristocratico sono la guerra e la politica, grazie alla disponibilità di tempo libero che gli deriva dal fatto di non lavorare. Tra gli svaghi, oltre alla caccia, merita di essere ricordato il simposio: gli uomini vi si riuniscono per bere insieme, discutere fra pari e svolgere attività di carattere culturale (musica, canto, recitazione) e politico (elogi degli uomini valorosi e critica ai tiranni). I legami di reciproca fiducia che si creavano nel simposio sono gli stessi che si esprimono nelle cosiddette “eterie”, società segrete che si impegnano a sostenere i propri membri in ambito politico e giudiziario.

Le relazioni fra casate aristocratiche vanno al di là della comunità di origine e, attraverso i rapporti di ospitalità (xenia), assumono carattere internazionale. La xenia era una forma di ospitalità fondata sulla reciprocità, che prevedeva la mutua assistenza (espressa attraverso l’ospitalità concreta, cioè l’offerta di vitto e alloggio, e attraverso la rappresentanza di fronte alla comunità cittadina ospitante). Attraverso l’ospitalità e i legami matrimoniali, che univano casate appartenenti a città e popoli diversi, le grandi famiglie aristocratiche giunsero ad intessere, durante l’arcaismo, una fitta rete di rapporti al di fuori della comunità di appartenenza.

Un altro aspetto della dimensione “internazionale” dello stile di vita aristocratico è l’inserimento dei membri delle aristocrazie nei confronti agonali legati alle feste religiose panelleniche. Gli aristocratici, per dar prova del proprio valore, si confrontavano infatti con i propri pari negli agoni atletici (ma anche poetici e musicali) previsti nei Giochi Olimpici (iniziati, secondo la tradizione, nel 776), Pitici, Istmici e Nemei. La vittoria in questi agoni, che costituivano tra le poche occasioni di incontro e di confronto panellenico, era fonte di grande prestigio per il singolo individuo, per la sua famiglia e per l’intera comunità.

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