Gāyatrī (devánāgarī गायत्री) è un termine femminile sanscrito che indica un antico metro composto da ventiquattro sillabe disposte secondo una terzina di otto sillabe ciascuna, il cui autore, secondo la tradizione, fu il saggio Viśvāmitra. Con tale metro furono composti numerosi inni (gāyatrá sostantivo neutro) del Ṛgvedá fra i quali il più sacro, principale e diffusamente recitato come mántra è indicato con lo stesso nome, gāyatrī, o anche come sāvitrī́ perché dedicato a Savitṛ́ (Vivificante) il devá del Sole. Questo mantra, molto popolare, secondo la tradizione, è la “madre dei Veda”, è per molti hindu preghiera quotidiana, la quale, tuttavia, non si rivolge a una divinità personale, ma è rivolta al sole come una rappresentazione visiva dell’Altissimo. Oltre alle lodi, contiene la preghiera per l’illuminazione spirituale. Savitri è l’origine di tutto l’universo e l’inizio di tutti gli esseri e nelle Upanishad viene identificato in più punti come l’Atman, il sé interiore dell’uomo. Se in precedenza era consentita solo ai credenti di caste superiori recitare il mantra, oggi viene recitato dalla maggioranza degli indù, per lo più in forma di canto. È invece un dovere speciale per i membri della casta dei bramini, dove i ragazzi vengono iniziati con il rito Upanayana, il rito di passaggio tra il sesto e il dodicesimo anno, dove vengono introdotti ufficialmente al mantra speciale. Dopodiché verrà recitata quotidianamente all’alba, a mezzogiorno e al tramonto. La Gāyatrī non devrebbe solo promuovere speciali forze spirituali, ma anche eliminare le impurità spirituali. Il mantra Gayatri è composto da una riga della Yajur Veda e il versetto 3,62,10 del Rig Veda. Oltre che nei Veda, si trova anche in molte altre scritture indù, le Upanishad e la Bhagavad Gita, così come nella letteratura successiva; sono numerosi riferimenti alla santità e il significato mistico del mantra Gayatri. “La Gayatri è tutto il Sé esistente. Gayatri è la parola, tutto il Sé esistente che canta (Gaya-ti) e protegge (Traya-te) tutto ciò che esiste”. (Chandogya Up. III.12.1.-6) Nella Bhagavad Gita (10:35) Krishna lo identifica come il più alto mantra: “… Tra i mantra sono Gayatri …”. Autore di queste ventiquattro sillabe del mantra Gayatri potrebbe essere il veggente Vishwamitra, come è scritto nei Purana, è stato il primo dei ventiquattro Rishi che avevano perfettamente compreso il significato del mantra. Nel corso del tempo, il mantra è stato personalizzato come incarnazione personale della dea Gayatri, moglie del dio creatore Brahma.

ॐ ॐ भूर् भुवः स्वः ।

oṃ oṃ bhūr bhuvaḥ svaḥ

तत्सवितुर्वरेण्यं

Tat-savitur-vareṇyaṃ

Meditiamo sullo splendore glorioso

भर्गो देवस्य धीमहि

bhargo devasya dhīmahi

Del divino Vivificatore

धियो यो नः प्रचोदयात् ॥

dhiyo yo naḥ pracodayāt||

Possa egli illuminare le nostre menti ||

Analisi testuale

Primo verso: ॐ भूर्भुव: स्व: – oṃ oṃ bhūr bhuvaḥ svaḥ

La sillaba ॐ – AUM o OM è conosciuta come il prāṇava mantra (प्रणव मंत्र). Rappresenta la Realtà Assoluta, da cui sorgono i tre stati di veglia, sogno e sonno profondo.

भूर्भुव: स्व: – Bhur Bhuvah Swaha sono tre parole note collettivamente come Mahāvyāhṛti (grande espressione mistica) e sono i nomi di tre dei sette piani o mondi (Vyāhṛti) della cosmologia vedica: Bhūr, il piano terrestre; Svaḥ, il piano celeste e Bhuvaḥ, il piano astrale o sottile, che fa da collegamento tra terra e cielo. Una versione più lunga del mantra Gayatri si riferisce a questo verso come ‘Om Bhur, Om Bhuvaha, Om Swaha, Om Mahaha, Om Janaha, Om Tapaha, Om Satyam’, riferendosi a tutti i sette regni, sfere o piani di esistenza, dal più grossolano al più sottile e spiritualmente evoluto.

Secondo verso: तत्स॑वितुर्वरे॑णियं | – Tat-savitur-vareṇyaṃ

तत् – tat Quello. Letteralmente, questa parola, in sanskrito indica la terza persona, significa “colui che”, Tat rappresenterà poi il Brahman.

सवितुर् – Savitur ovvero il Sole (“Savitṛ” post-vedico e “Savitar” vedico, dalla radice che significa “produrre”, intendendo il sole come principio della creazione); letteralmente “colui che permette”, “colui che stimola”, “colui che vivifica” è un epiteto riferito a Sūrya (सूर्य, “la luce suprema”) è una divinità che rappresenta, anche etimologicamente, la versione indiana dell’ Ἥλιος greco-romano, cioè il Sole (*sawel-, *sul, lat. sōl).

Di solito è raffigurato con un solo capo, talora con tre, in rapporto alle principali stazioni solari annuali e giornaliere. Veniva escluso il “Quarto Passo”, che secondo le antiche credenze (teoria della terra piatta) avveniva agli Inferi (dal tramonto all’alba, oppure fra l’autunno e la primavera).

वरेणियं – vareṇyaṃ. Migliore, eccellente, degno del massimo rispetto

Terzo verso: भर्गो देवस्य धीमहि | – Bhargo Devasya Dhīmahi

भर्गो – Bhargo. Luce, lustro, splendore

देवस्य – Devasya. Di Dio, del Signore, della divinità

धीमहि – Dhīmahi. (Noi) meditiamo, contempliamo

Quarto verso: धीयो यो न: प्रचोदयात् ।। – Dhiyo Yo Nah Prachodayat

धीयो – Dhiyo. Intelligenza, saggezza, mente, coscienza

यो – yo. Chi, colui che

न: – naḥ. A noi, per noi

प्रचोदयात् – pracodayāt. (Colui che) ispira, motiva, stimola, autorizza; (pra- è un prefisso che ha il significato di “verso”, cod “muovere qualcosa o qualcuno in una direzione specifica” quindi “ispirare”.

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