La memoria è spesso definita come la “ capacità di acquisizione , elaborazione e restituzione di un’informazione”. Con la parola “memoria” poi hanno a che fare numerose sottoclassificazioni che ne individuano vari tipi come: memoria procedurale , memoria di lavoro , memoria episodica e così via.

In questo articolo ci rifaremo ad una classificazione che distingue due tipi di memoria, che ha come riferimento classificatorio il tempo di permanenza di un ricordo ricordo.

Sappiamo benissimo che non tutti i ricordi rimangono per sempre nella memoria :  con il passare del tempo molti ricordi si deteriorano fino a scomparire.

Quanto tempo deve passare perché un ricordo si attenui o si cancelli definitivamente?

Cercheremo ora di rispondere alla domanda appena posta, ma prima bisogna distinguere i due tipi di memoria e poi potremo rispondere alla domanda.

Come abbiamo detto, esiste una:

  •  memoria a breve termine, in cui l’informazione viene ricordata per un periodo che va da pochi secondi a due settimane circa;
  • memoria a lungo termine, in cui l’informazione viene ricordata per molto tempo e a volte per tutta la vita.

 

Nella vita reale a chi non è mai capitato di aver conosciuto una persona, di avergli stretto la mano e di aver dimenticato il suo nome nel tempo di pochi secondi, se vi è andata bene, di qualche ora o di qualche giorno .

In effetti , alla prima acquisizione capita spesso di dimenticare l’informazione che si è assunta in un periodo di tempo che varia da pochi secondi a circa un massimo di due settimane.

Nell’incontrare nuovamente la stessa persona spesso capita che nonostante tutti gli sforzi il nome non venga fuori dai meandri del cervello. Così per dissimulare il nostro imbarazzo e tirarci fuori da una situazione a dir poco grottesca, ce ne usciamo con la frase “Carissimo , come stai?”.

Sia benedetta questa espressione che ci soccorre in tali “drammatici ” frangenti!

Questo primo tipo di funzione è conosciuta come memoria a breve termine . Ipotizziamo ora che ci presentino Claudio e di invitarlo a bere un aperitivo, e ancora di nuovo per una pizza . In questo caso abbiamo fatto per due volte un utilizzo cosciente dell’informazione.

Il secondo utilizzo ha stabilizzato il ricordo fino a portarlo nella “memoria a lungo termine” , dove potrà rimanere da un anno fino a tutta la vita .

Ecco un modello che si può utilizzare per spiegare la differenza tra memoria a breve e a lungo termine.

Per arrivare a dire di avere una memoria performante bisogna arrivare a poter dire di ricordare per sempre un’informazione acquisita una sola volta.

Nella memoria a breve termine potremo inserire la lista della spesa , il nome di una persona appena incontrata , il nuovo vocabolo di una lingua straniera oltre a ogni tipo di nuova informazione , compreso il codice del nostro bancomat , il capitolo di un libro appena letto e tutte le cose più o meno importanti della vita … la prima volta che si presentano.

Alla memoria a lungo termine appartengono la nostra capacità di andare in bicicletta , i nomi dei nostri genitori, dei nonni e degli amici di vecchia data, oltre a un’infinità di episodi le cui informazioni sono state da noi apprese e usate varie volte , come l’indirizzo della casa dove vivevamo prima , quello nuovo e così via.

Come si misura la memoria?

Esiste un’unità di misura della memoria, o meglio, esiste un’unità di misura della quantità dei dati che possiamo apprendere in successione con un breve intervallo di tempo tra l’uno e l’altro.

La memoria a lungo termine contiene un’immensa quantità di dati: i vicini di casa di quando eravamo bambini, tutti gli episodi che hanno caratterizzato la nostra vita e che ricordiamo meglio degli altri, e tante altre cose che non è possibile quantificare . L’unico sistema finora considerato valido per misurare la memoria, ovvero la nostra capacità di apprendere e immagazzinare informazioni, consiste nel fornire alla persona di cui si intende misurare le capacità di memoria, una serie di dati con un intervallo di tempo di due secondi tra l’uno e l’altro, per poi verificare quanti di questi dati riuscirà a ricordare in successione esatta.

Quando un elemento viene omesso oppure invertito, si considera valido il numero dei dati ricordati fino a quel momento. La quantità di dati che si può apprendere in un intervallo di tempo di due secondi tra un’informazione e l’altra viene definita Span.

Quale è allora il nostro Span?

La risposta è semplice : varia dai cinque ai nove (due in più o in meno di sette) dati memorizzati correttamente ad intervalli di due secondi. Se ad esempio ti presentano dieci persone , nel peggiore dei casi potrai ricordarne cinque e, nel migliore, nove. Ebbene, una persona la cui memoria sia stata educata nel modo giusto (educata e non solo allenata: senza l’educazione, l’allenamento non serve o serve a poco) ne potrà ricordare più di cento.

Per avere un reale beneficio sull’incremento delle capacità mnemoniche bisogna incominciare a lavorare sull’obiettivo di riuscire a ricordare più di cento nomi.

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