Cicerone nella sua importantissima opera sulla retorica, il De Oratore, ci parla  dell’utilità dell’arte della memoria, le cui radici fa risalire alla Grecia del V secolo a. C. e in particolare all’opera del poeta Simonide di Ceo. Simonide di Ceo stabilì dei principi che in seguito furono sviluppati e organizzati in trattati greci che purtroppo non sono giunti fino a noi. Fortunatamente l’ars memoriae, così come avvenne per altre discipline, venne importata dai romani nel corso del loro processo di assimilazione della cultura greca. Le prime tre fonti giunte fino a noi sono tutte latine:

  • la Rhetorica ad Herennium, composta verso l’85 a. C. da un anonimo, anche se per lungo tempo la sua paternità fu erroneamente attribuita a Cicerone;
  • il De  Oratore di Cicerone, del 55. a. C.;
  •  l’Institutio oratoria di Quintiliano, del 95 a. C. Tutte queste opere appartenevano alla letteratura retorica (l’arte del parlare e dello scrivere in modo persuasivo, efficace ed esteticamente pregevole) in quanto la memoria era considerata una delle cinque parti di cui constava la retorica stessa, secondo il seguente schema:
  1.  inventio: trovare cosa dire;
  2. dispositio: mettere in ordine ciò che si è trovato;
  3.  elocutio: adattare le parole più adeguate e aggiungere l’ornamento delle figure;
  4. memoria: ricordare saldamente cosa dire e quando dirlo;
  5. actio: recitare il discorso; controllare la dizione e la gestualità.

Un buon oratore, infatti, doveva essere in grado di presentare la migliore trattazione possibile in relazione all’argomento assegnatogli.

Rispetto al passato oggi a uno studente viene richiesto di sviluppare conoscenze, capacità e competenze che dovrebbero tradursi nella vita reale con il “conoscere”, il “saper fare”, fino ad arrivare al “saper essere”, meno importanza si dà invece all’esercizio della memoria; sono lontani i tempi in cui le maestre assegnavano almeno una poesia a settimana da “menare a mente”.

Si privilegia il fatto che i ragazzi debbano essere in grado di utilizzare gli strumenti di consultazione cartacei e informatici e di comprendere le cause e le ragioni di un evento piuttosto che di ritenerne a memoria date e luoghi.

Tuttavia, benché grazie al mondo iperconnesso e alle tecnologie digitali, tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno sono reperibili on-line, una memoria affidabile è insostituibile, poiché consente di organizzare le idee, di muoversi con maggiore agilità nel gran numero di notizie da cui siamo bombardati ogni giorno, di selezionare i concetti importanti, di sveltire il pensiero nei momenti in cui siano richieste prontezza e lucidità.

Per questo oggi non si può fare a meno di:

  •  velocizzare i ritmi di apprendimento;
  • memorizzare senza sforzo date, nomi, luoghi, numeri, informazioni;
  • organizzare le idee in modo più funzionale;
  • migliorare le prestazioni in campo scolastico e universitario e, più in generale, nella sfera dell’apprendimento;
  • passare agilmente da un argomento all’altro durante una presentazione in pubblico;
  • ritrovare con tranquillità ed eleganza il filo del discorso, anche dopo una lunga digressione;
  • aumentare, di conseguenza, la sicurezza in te stesso in situazioni in cui una buona memoria rappresenti una qualità fondamentale per garantire performance efficaci;
  • essere in grado di prendere decisioni immediate;
  • scoprire e apprezzare potenzialità della tua mente che non credevi di possedere.

Tutte queste capacità, che gli anglofili chiamano “skills”, non possono prescindere dal costante esercizio della memoria e non ci sarà tecnologia che tenga, se non torneremo a mettere al centro del sistema educativo l’esercizio della memoria.

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