Fin dai tempi più antichi, la capacità di memorizzare straordinarie quantità di dati era ritenuto un dono quasi divino. Chi di voi, studiando Pico della Mirandola, tra le varie curiosità e stravaganze non si è imbattuto nel fatto che fosse un uomo straordinario, ricordato anche perché dotato di un’incredibile memoria?

Tutti i grandi personaggi della storia, come Giulio Cesare, Cicerone, Leonardo, Michelangelo e Napoleone, non sono ricordati solamente perché uomini di grande ingegno, ma anche perché hanno ricevuto il dono di una memoria straordinaria.

Probabilmente, la loro spiccata intelligenza,  che si è espressa nelle arti, nella filosofia o nel governo, non li avrebbe portati alla ribalta se non fosse stata suffragata da una straordinaria memoria.

Quanti di loro sarebbero divenuti famosi se non avessero coltivato le mnemotecniche?

Ben altra domanda però nasce in ognuno di noi:

possiamo anche noi progredire a tal punto da poter esprimere una potenzialità che, se pur insita nel nostro DNA, fatica a sbocciare?

Con questo non voglio dire che tutti aspiriamo a diventare Pico della Mirandola, Leonardo o Cicerone, ma la buona notizia è quella che tutti noi possiamo aspirare ad arrivare ad un buon livello di capacità mnestiche, basta acquisire un metodo e dedicare un po’ di tempo a sedimentare gli algoritmi.

Si dall’antichità, l’arte della memoria si dimostrò un’esigenza pratica, specialmente quando l’oralità la faceva da padrone. Canzoni, versi, ritmi aiutavano gli uomini a memorizzare storie e miti dell’epopea della propria civiltà. Con l’invenzione della scrittura, le tecniche mnemoniche rimasero uno dei pilastri fondamentali dell’uomo comune, che non poteva permettersi di collezionare testi scritti.

Nel Medioevo ebbero grande fortuna i manuali sull’ars memoriae e vennero collezionati e appresi dagli studiosi di qualsiasi ramo dello scibile umano. Il Libro de la memoria artificial di Giovanni Andrea Quirini di Marco, conservato nel Codice Marciano Latino XIV, si apre ad esempio con la citazione di un infuso, una ricetta di provata efficacia utilizzata da ben due papi, Giovanni XII e Urbano VI:

“Per la memoria. Si raccolgano fiori di rosmarino, borraggine, camomilla, viola, rosa, alloro, maggiorana, e salvia: si mettano in infusione in ottimo vino per cinque giorni. Si metta il tutto in un vaso di vetro, si distilli con alambicco e si conservi”.

Le tecniche mnemoniche, una volta apprese, erano utilizzate in qualsiasi situazione: ad esempio Pietro da Ravenna – a cui si deve uno scritto sull’argomento – era in grado di recitare tutto il codice del diritto civile, una capacità che divenne garanzia per chiunque lo avesse scelto come avvocato. Ma non solo: nel gioco degli scacchi, la sua passione, riusciva a battere ogni avversario poiché ricordava ogni singola mossa che questi aveva compiuto in intere partite.

Lo stesso dicasi di altri personaggi al riguardo del gioco delle carte: conoscere il modo di giocare degli avversari e quindi come questi si comportavano, quale strategia di gioco avessero adottato in una determinata situazione nelle partite precedenti, era come conoscere quali carte avessero in mano. Ogni giocatore incallito sapeva che conoscere l’arte della memoria era fondamentale al fine di battere l’avversario e molti di questi si arricchirono grazie al suo ricorso.

Continuando in questa breve storia dell’arte della memoria, sempre nel Codice Marciano Latino VI del secolo XV, troviamo scritto che

“nell’età nostra Francesco Foscari, doge di Venezia, fu dotato di tale memoria da saper riferire al momento opportuno qualunque fatto accaduto durante il suo dogado, ricordando nomi di persone e tempi precisi di ogni circostanza”.

Questo determinò l’enorme successo e la vendita di migliaia di libretti sull’argomento, che presentano tutti una struttura simile:

  • Una breve introduzione in cui si rinviava alle fonti più autorevoli, quali Cicerone, San Tommaso e Aristotele.
  • Modalità di scelta dei loci.
  • Elenco delle cento immagini da utilizzare e regole specifiche sulla loro collocazione.

Per approfondire:

G. Golfera, Più Memoria,  Simplicissimus.

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