Con il termine “Pelasgico”, in genere ci si riferisce a tutti gli abitanti autoctoni delle terre intorno all’Egeo e alla loro cultura prima dell’avvento di quella che comunemente è chiamata cultura ellenica. Già nel mondo classico si discuteva di quale fosse la realtà storica ed etnica dei pelasgi. Omero conosceva i “divini pelasgi”[1] ed Esiodo li definì “autoctoni”[2]. Gli scrittori anteriori alle guerre persiane, negli scarsi frammenti giunti sino a noi[3], li collegano ora con l’Attica, da cui erano stati cacciati dagli ateniesi, ora con l’Argolide o con l’Arcadia, ma era soprattutto la Tessaglia, la regione della Grecia che si riteneva, in epoca antichissima, abitata dai Pelasgi ed a una delle tetradi Aleva aveva assegnato il nome di Pelagiotide (sec. IV a.C.). Ellanico nel V secolo identificava i pelasgi con i Tyrrenoi che erano stati cacciati dagli elleni dal suolo greco e si erano rifugiati in Italia[4]. Anche in Erodoto i Pelasgi erano coloro che, cacciati dall’Attica dagli Elleni, avevano occupato Lemno ed erano poi stati espulsi dall’isola da Milziade padre di Cimone[5]; ma Erodoto conosce anche un’altra fonte che faceva del popolo attico un popolo pelasgico[6] e attribuiva un’origine pelasgica agli ioni[7] ed un’origine pelasgica agli ateniesi[8]. Tucidide inoltre sostiene che prima dell’arrivo di Elleno, fu «tò Pelargikón» a dare il nome alla Grecia[9].

Una delle più antiche divinità adorate da questi popoli è Eurìnome, citata nel mito pelasgico e collocabile tra il Mar Egeo e le coste dell’Anatolia prima delle invasioni elleniche del II millennio a.C.

Poche testimonianze abbiamo di questo mito, possiamo solamente fare appello a scarsi frammenti la cui interpretazione spesso risulta particolarmente ardua; il materiale più importante lo si può trovare nelle Argonautiche di Apollonio Rodio (I, 496-505) e negli Scholia a Licofrone dell’autore bizantino Tzetze (1191). Il mito, così come lo ha ricostruito R. Graves, trae origine dai frammenti Berosiani, dalle cosmogonie fenicie citate da Damascio e da Filone di Biblo e dalle Fabulae di Igino (fabula 197)[10].

Il nome Eurìnome significa «Colei che vaga in ampi spazi» o «Colei che abita le altezze», e quello che segue è lo schema così come lo ha ricostruito R. Graves:

«a) All’inizio Eurinome, Dea di tutte le Cose, emerse nuda dal Caos e non trovò nulla di solido per posarvi i piedi: divise allora il mare dal cielo e intrecciò sola una danza sulle onde. Sempre danzando si diresse verso sud e il vento che turbinava alle sue spalle le parve qualcosa di nuovo e di distinto; pensò dunque di iniziare con lui l’opera della creazione. Si voltò all’improvviso, afferrò codesto Vento del Nord e lo soffregò tra le mani: ed ecco apparire il gran serpente Ofione. Eurinome danzava per scaldarsi, danzava con ritmo sempre più selvaggio finché Ofione, acceso di desiderio, avvolse nelle sue spire le membra della dea e a lei si accoppiò. Ora il Vento del Nord, detto anche Borea, è un vento fecondatore; spesso infatti le cavalle, accarezzate dal suo soffio, concepiscono puledri senza l’aiuto di uno stallone. E così anche Eurinome rimase incinta.

  1. b) Subito essa, volando sul mare, prese la forma di una colomba e, a tempo debito, depose l’uovo Universale. Per ordine della dea, Ofione si arrotolò sette volte attorno all’uovo, finché questo si schiuse e ne uscirono tutte le cose esistenti: il sole, la luna, i pianeti, le stelle, la terra con i suoi monti, con i fiumi, con i suoi alberi e con le erbe e le creature viventi.
  2. c) Eurinome e Ofione si stabilirono sul monte Olimpo, ma ben presto Ofione irritò la dea perché si vantava di essere il creatore dell’universo, Eurinome allora lo colpì alla bocca con un calcio, gli spezzò tutti i denti e lo relegò nelle buie caverne sotterranee.

d) La dea poi creò le sette potenze planetarie e mise a capo di ciascuna di esse un Titano e una titanessa: Tia e Iperione al Sole; Febe e Atlante alla Luna; Dione e Crio al pianeta Marte; Meti e Ceo al pianeta Mercurio; Temi e Eurimedonte al pianeta Giove; Teti e Oceano a Venere; Rea e Crono al pianeta Saturno. Il primo uomo fu Pelasgo, capostipite dei Pelasgi; egli emerse dal suolo d’Arcadia, subito seguito da altri uomini ai quali Pelasgo insegnò come fabbricare capanne e come nutrirsi di ghiande e cucire tuniche di pelle di porco, simili a quelle che ancora indossa la gente del contado nell’Eubea e nella Focide»[11]

[1] Hom., Il., VII, 288; Od. XIX, 177.

[2] Esiod., fr. 160 M. W. Apud Ps. Apoll. II, 2

[3] Fr. 25, 2 J.; fr. 156, 3 J.;

[4] Fr. 4, 4 J..

[5] Erodoto, Hist., VI, 136-140.

[6] Erodoto, Hist., I, 57.

[7] Erodoto, Hist., VII, 94-95.

[8] Erodoto, Hist.,VIII, 44, 2.

[9] Tucidide, Hist., I, 3, 2.

[10] R. Graves, I miti Greci,  2008XXII, p.21-22.

[11] R. Graves, I miti Greci,  op. cit., p.21. Esiste un’ipotesi, discussa quanto affascinante, avanzata da Robert Graves sul termine «Iahu» (divina colomba), che sarebbe stato un titolo onorifico attribuito dai Sumeri alla loro dea creatrice dell’Uovo cosmico. Secondo Graves, Iahu sarebbe ricollegato ad Eurinome. Secondo lo storico francese Jean Bottéro, specialista assiriologo, durante l’impero di Sargon di Akkad in Ebla (II mill. a.C.) il nome del dio Ea sarebbe stato tradotto con i caratteri «Ia» (J. Bottéro, La religión más antigua: mesopotamia, Madrid, 2001, p. 37.), da cui, col suffisso femminile in lingua semita «hu», deriverebbe «Iahu». Il significato portava direttamente alla divinità suprema, El, nella lingua semitica di Ebla. A testimonianza di ciò vi fu un cambiamento, nei nomi, dei suffissi del patronimico riportati sulle tavolette eblaite (ad esempio, Mika-El divenne Mika-Ia). La danza di Eurinome sulla cresta delle onde una volta separati cielo e mare e il vento vorticoso da cui formò il serpente è, in effetti, lo stesso mito narrato nella Genesi (Gen1, 1-7), in cui lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque, ed Egli separò le acque dalle acque. In seguito si trova anche un parallelismo con la figura di Eva, la stirpe della donna e la Vergine (emblematica la frase «lei ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno»). E il vento fecondo è il Ruach Elohim, il Respiro di Dio all’origine del mondo, l’alba e il vagito al principio della Vita.

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