Un pio monaco della Roma del VI secolo, che per umiltà si faceva chiamare Dionigi l’Esiguo (exiguus) o il Piccolo, fu l’innovatore del calendario. Paradossalmente non conosciamo né la data di nascita, né quella di morte, sebbene abbia lui inventato un nuovo computo degli anni.

Veniva dalla Scytia Minor, regione tra il Danubio e il Mar Nero, più o meno l’attuale Romania meridionale.

Si tramanda che parlasse in in scioltezza sia il greco che il latino e che poteva leggere un libro in entrambe le lingue e tradurlo in simultanea “inoffensa velocitate”, così come ci tramanda Cassiodoro (circa 490-583 d.C.). Non solo era un abile traduttore, ma anche un profondo conoscitore delle Scritture.

Quando le discrepanze tra le date di celebrazione della Pasqua, tra la chiesa latina e quella bizzantina divennero un problema alquanto imbarazzante, nel 525, Bonifacio, primicerio dei notai pontifici, chiese a Dionigi di porre rimedio all’annosa vicenda.

Le Chiese orientali stabilivano la data della Pasqua in base ai calcoli di Cirillo di Alessandria (fine sec. IV). Così Dionigi adottò anche per l’Occidente la tavola dei cicli pasquali di Cirillo.
Nei suoi calcoli si accorse secondo il calendario giuliano, adottato all’epoca, le date della Pasqua si ripetevano ciclicamente ogni 532 anni. Stilò così una tabella con l’elenco delle date lungo tutta la durata del ciclo storico.

L’innovazione però fu che quando iniziò a compilare la sua tabella con le date della Pasqua, Dionigi scelse di contare gli anni adottando un criterio nuovo.
Tradizionalmente gli anni si erano sempre contati o dalla fondazione di Roma oppure, come accadeva all’epoca di Dionigi, dal 284, inizio del regno dell’imperatore Diocleziano.
Dionigi, diversamente, pensò bene di contarli “ab Incarnatione Domini nostri Iesu Christi”, cioè “dall’Incarnazione del nostro Signore Gesù Cristo”.

Legare il computo degli anni alla memoria di un uomo empio come Diocleziano, il feroce “tiranno” che nel 303 aveva scatenato l’ultima persecuzione contro i cristiani non poteva essere un punto diriferimento per il cristianesimo nell’avvenire.
Per determinare la data della nascita di Cristo, Dionigi tenne presente i Vangeli e i documenti storici che aveva a disposizione. Stabilì che l’anno 1 fosse quello che iniziava la settimana seguente al 25 dicembre dell’anno 753 dalla fondazione di Roma. Dionigi non poteva considerare un anno 0, poiché lo zero matematico non era infatti ancora conosciuto in Europa, si sarebbe diffuso solo a partire dal 1202 con il “Liber Abbaci” di Fibonacci.

Gli studiosi moderni hanno riscontrato che Dionigi sbagliò il calcolo della data di nascita di Gesù. Si è certi che Erode il Grande morì nel 4 a.C. e che quindi Gesù dovrebbe essere nato prima di quella data, fra l’8 ed il 4 avanti Cristo.

Il calendario di Dionigi, prima si diffuse tra gli eruditi e le istituzioni e poi, grazie alla centralità politica dell’Europa, si sparse in tutto il mondo.
Beda il Venerabile lo portò agli anglosassoni  nel 731 dopo Cristo, e fu il primo ad utilizzare la datazione “avanti Cristo”.
Il calendario fu poi adottato in Francia (secolo VIII) e in Germania (secolo IX). In Italia la prima traccia si trova in un diploma di Lotario I (840). Nel XIV secolo la dicitura arrivò in Spagna e nel XV in Grecia e in Portogallo.

I papi fecero propria la nuova datazione soltanto nel secolo X, sotto il pontificato di Giovanni XIII. La tabella di Dionigi venne adottata ufficialmente e fu usata dalla Chiesa cattolica fino alla riforma gregoriana del calendario nel 1582, mentre quella ortodossa, che non ha aderito alla riforma, la usa tuttora.
Le feste religiose nei Paesi ortodossi, dal Natale alla Pasqua, sono ancora quelle fissate dal calendario giuliano.
Attualmente, per convenzione, il calendario cristiano è in uso in quasi tutti i Paesi del mondo tranne che in alcune nazioni fra cui la Cina ed i paesi arabi.

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